Il recente bollettino dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari sulle liste di attesa a livello nazionale conferma una tendenza al miglioramento rispetto ai tempi di attesa che devono essere garantiti, ma non in Sicilia né a Siracusa.
Lo dice Franco Nardi, segretario provinciale della Cgil che sottolinea che nell’Isola si ha invece un peggioramento tra i periodi confrontati – i primi nove mesi del 2025 e del 2026-mentre per l’Asp di Siracusa il “problema è duplice: non solo una mancata garanzia, ma anche una questione di trasparenza. –afferma sottolineando chel’Azienda sanitaria siracusana pubblica sul suo sito solo la prima disponibilità per ogni prestazione; prima disponibilità che si riferisce ad uno qualsiasi degli erogatori (pubblici o privati) dell’intera provincia. Può trattarsi di una struttura di Lentini così come di Pachino.
Non è possibile sapere quali sono i tempi di attesa, per quella data prestazione, in tutte le altre strutture provinciali che la effettuano.
“Si tratta di un vero e proprio inganno poiché –prosegue Nardi- apparentemente l’Asp sembra garantire, per diverse prestazioni, tempi di attesa accettabili nell’ambito provinciale; in realtà complessivamente le percentuali di garanzia sono anche al di sotto di quelle, già non lusinghiere, regionali”.
I dati riepilogativi settimanali che riguardano complessivamente tutti gli erogatori e non solo le prime disponibilità, mostrano infatti percentuali di garanzia per le prestazioni in classe B ( quella con il numero di richieste maggiori), sistematicamente al di sotto del 50% e per le altre classi meno del 70%.
Nella settimana, dal 19 al 25 ottobre, per esempio, la percentuale di prestazioni garantite per la classe B è stata appena del 42,8%, per la classe D del 56,5%, per la P del 60,9% e per la U del 81,5%.
Per il sindacalista è palese che un cittadino con difficoltà di spostamento, di qualsiasi natura, se vuole effettuare la prestazione di cui ha bisogno, deve necessariamente recarsi nella sede dove l’azienda offre la prima disponibilità che potrebbe essere distante anche 50 km.
“In alternativa, deve attendere i tempi più lunghi offerti dall’erogatore più vicino, oppure rivolgersi a pagamento al privato o allo specialista pubblico in libera professione, o ancora, rinunciare alla prestazione come avviene ormai sempre più spesso.
Oltre al danno, in questa situazione, si assiste anche alla beffa. Se il cittadino rinuncia alla prima disponibilità non può più accedere al percorso di tutela che gli consentirebbe di effettuare la prestazione a pagamento ma con successivo rimborso.
Per questa condizione di mancata trasparenza e di palese negazione dei livelli essenziali di assistenza, a meno di non considerare accettabili solo ad esempio: 182 giorni per una esofagogastroduodenoscopia che dovrebbe essere erogata entro 10 giorni, o una visita di chirurgia vascolare a 333 giorni sempre con un massimo previsto di 10 giorni”.
Per questi motivi la Cgil chiede all’Asp di Siracusa di pubblicare interamente le liste di attesa (di tutti gli erogatori e per tutte le prestazioni), di rivedere l’ambito di garanzia che non può essere l’intero territorio provinciale ma al massimo quello del distretto di residenza, di modificare il percorso di tutela garantendone l’accesso anche nel caso di rinuncia alla prima disponibilità qualora l’erogatore più vicino al luogo di residenza del cittadino non garantisca il tempo massimo di attesa previsto per la classe di priorità.
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