Il settore industria della Cgil di Siracusa attacca il Mase per la decisione di ridurre i fondi destinati agli investimenti negli impianti offshore per la produzione di energia eolica, portandoli da 78 milioni a poco più di 38.
Ad Augusta saranno destinati 24,3 milioni di euro invece dei 49,8 previsti.
Per la Cgil tagliare gli investimenti mentre il petrochimico cambia e bisogna costruire nuova industria e nuovo lavoro, è un errore strategico.
“La riduzione delle risorse destinate allo sviluppo dell’hub dell’eolico offshore di Augusta – Punta Cugno pone una questione che va ben oltre il singolo investimento portuale.
Riguarda direttamente il futuro industriale e occupazionale dell’intero polo Priolo–Augusta–Melilli.
Condividiamo le preoccupazioni espresse dal Sindaco di Augusta sulla riduzione delle risorse destinate all’hub dell’eolico offshore e sulla necessità di garantire al progetto prospettive industriali certe. È una preoccupazione che riguarda l’intero territorio:
Augusta e Punta Cugno non possono perdere un’occasione strategica proprio mentre il polo industriale siracusano sta attraversando una delle trasformazioni più profonde della sua storia”.
Per il sindacato, in questo scenario ridurre gli investimenti destinati alla costruzione di nuove filiere industriali significa aumentare il costo occupazionale della transizione proprio mentre il territorio deve affrontare un processo di trasformazione delle produzioni tradizionali
“L’eolico offshore deve diventare parte di una nuova visione industriale complessiva per il polo siracusano.
La questione non può essere soltanto dove verranno installate le turbine.
La vera sfida è quanta industria riusciremo a costruire in Sicilia attorno all’eolico offshore”.
Per la Cgil Augusta e a Punta Cugno devono candidarsi ad ospitare una parte significativa della attività: attività portuali e logistiche, certamente, ma anche costruzione, assemblaggio, installazione e manutenzione.
“Il petrolchimico ha visto nascere generazioni di manutentori e tecnici che, con la loro professionalità, rappresentano ancora oggi un patrimonio industriale e di competenze che non deve essere disperso, ma utilizzato per costruire una vera transizione.
Per questo riteniamo necessario che Governo e Regione Siciliana chiariscano rapidamente quali risorse saranno effettivamente disponibili, quali opere verranno realizzate e con quali tempi.
Alla preoccupazione delle istituzioni locali e delle organizzazioni sindacali devono seguire risposte concrete.
La realizzazione dell’hub offshore non riguarda soltanto lo sviluppo del porto di Augusta e di Punta Cugno, ma la possibilità di costruire una nuova filiera industriale capace di generare investimenti, occupazione qualificata e nuove prospettive per i lavoratori dell’indotto.
La Sicilia non può essere soltanto il luogo dove vengono installati gli impianti ma deve diventare uno dei territori nei quali quelle tecnologie vengono costruite.
È questo il filo che unisce Augusta e Punta Cugno, la trasformazione di Versalis, il futuro di Isab con Ludoil e la prospettiva complessiva del polo industriale siracusano.
Non sono vertenze separate ma parti della stessa questione industriale.
Se diminuiscono le produzioni tradizionali, bisogna accelerare sulla costruzione delle nuove filiere, non ridurne gli investimenti. La transizione energetica deve essere transizione industriale, occupazionale e delle competenze, perché senza nuova industria e senza nuovo lavoro rischia di trasformarsi semplicemente in dismissione”.
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