La casa di reclusione di Augusta torna sotto i riflettori dopo il grave episodio del 3 dicembre, quando un agente della Polizia penitenziaria è stato aggredito da un detenuto italiano che gli ha lanciato addosso dell’olio bollente.
L’operatore, appena entrato in servizio, si era avvicinato alla stanza detentiva richiamato dallo stesso recluso, venendo colpito al volto senza alcuna ragione apparente. Un atto improvviso e violento che, secondo il sindacato Fsa Cnpp/Spp, sarebbe stato compiuto con l’intento di colpire chiunque si trovasse in servizio quella mattina.
Il sindacato, rappresentato dal segretario provinciale Giuseppe Mandurino, dal vice segretario regionale Giuseppe Zabatino e dal segretario nazionale Massimiliano Di Carlo, denuncia una crescente escalation di aggressioni contro il personale penitenziario, non solo nella struttura di Augusta ma anche in altre sedi della Sicilia.
I dirigenti hanno inviato una nota al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria sollecitando il trasferimento immediato del detenuto fuori regione, vista la reiterata pericolosità dimostrata nei confronti degli agenti.
La sigla sindacale fa inoltre sapere di aver già avvertito gli uffici centrali che, in assenza di provvedimenti concreti, si riserva di intraprendere tutte le azioni consentite dalla legge per tutelare il personale.
“I poliziotti di Augusta, della regione e di tutta Italia non possono essere considerati carne da macello da dare in pasto a detenuti violenti”, affermano Mandurino, Zabatino e Di Carlo, richiamando un intervento immediato da parte del Governo, del Ministero e del Dap.
I rappresentanti sindacali hanno infine espresso piena solidarietà al giovane agente rimasto ferito, vittima — dicono — di una violenza “cruda e codarda”.
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