Ricordi che profumano di basilico, storie di famiglia che riaffiorano attorno a una tavola apparecchiata con gesti antichi e affettuosi.
È questo il cuore di “Di famigghia e di panza”, l’ultimo libro di Carmela Mendola, presentato giovedì scorso al Circolo filantropico Umberto I di Augusta, presieduto da Mimmo Di Franco.
L’opera, undicesima pubblicazione dell’autrice, si inserisce in un percorso narrativo che da anni racconta la città attraverso le sue tradizioni più autentiche.
L’incontro rientrava nel programma del IV Festival della Storia patria augustana e non solo, promosso dalla Società augustana di storia patria.
Ad aprire l’evento è stato il presidente Salvatore Romano, che ha sottolineato l’importanza della narrazione delle tradizioni locali come strumento essenziale per la tutela della memoria collettiva e per il rafforzamento del senso di appartenenza alla comunità.
A seguire, l’intervento dell’assessore alla Cultura del Comune di Augusta, Giuseppe Carrabino, che ha evidenziato il valore di opere capaci di creare un ponte tra passato e presente, coniugando cultura, territorio e identità.
Libri come quello di Mendola, ha affermato, contribuiscono a mantenere viva la consapevolezza delle proprie radici.
L’introduzione al volume è stata affidata ad Alessandra Traversa, docente del Liceo Megara, che ha guidato il pubblico all’ascolto dell’opera con delicatezza e partecipazione, mettendo in luce la capacità dell’autrice di trasformare la ricerca antropologica in un racconto intimo e confidenziale.
Nel libro, infatti, il cibo diventa linguaggio e memoria: i piatti tipici augustani non sono semplici ricette, ma testimoni di storie familiari, di nonne che impastano, di padri che tornano a casa, di nipoti che apprendono insieme ai gesti anche i racconti del passato.
Come ha sottolineato la stessa autrice, le storie narrate non sono meri ricordi personali, ma frammenti di un patrimonio culturale che rischia di andare perduto se non viene condiviso.
Ogni racconto è una scena di vita domestica, un’istantanea che restituisce atmosfere, emozioni e identità.
Al Circolo filantropico si è respirato il clima di una comunità raccolta attorno alla memoria: i presenti ascoltavano, riconoscendosi nei gesti e nei sapori evocati, come se le parole dell’autrice avessero apparecchiato una tavola comune, invisibile ma profondamente condivisa.
“Di famigghia e di panza” è un libro che parla di amore, di cura e di relazioni, dove il cibo diventa memoria e la memoria si fa casa.
Con questo lavoro Carmela Mendola consegna ad Augusta – e a tutti i lettori – un dono semplice e prezioso: storie di famiglia, di riti quotidiani e di sapori che resistono al tempo, da assaporare lentamente, come un piatto che riporta alle proprie origini.
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