Piero Monticchio ha ricostruito una delle pagine più dolorose e meno conosciute della Prima guerra mondiale: quella dei soldati italiani condannati alla fucilazione attraverso la pratica della decimazione. Ne ha parlato in una conferenza a cura della Società augustana di Storia patria
Una pagina drammatica e ancora poco conosciuta della storia italiana è tornata al centro dell’attenzione ad Augusta, dove venerdì 6 novembre 2026 si è svolta la conferenza dal titolo «Gli altri caduti – Il caso dei decimati nella Grande Guerra», tenuta da Piero Monticchio presso la sede dell’Associazione Filantropica Umberto I, presieduta da Mimmo Di Franco.
L’iniziativa, promossa dalla Società Augustana di Storia Patria (SASP APS), ha offerto al pubblico un’importante occasione di approfondimento su una delle vicende più controverse della storia militare italiana: quella dei soldati che, durante la Prima guerra mondiale, furono sottoposti alla decimazione, una forma estrema di punizione collettiva che prevedeva la fucilazione di un militare ogni dieci appartenenti a un reparto.
Ad aprire l’incontro è stata Carmela Mendola, segretaria della Sasp Aps, che ha presentato il relatore e introdotto il tema della conferenza, richiamando l’importanza di riportare alla luce episodi storici rimasti a lungo ai margini della memoria collettiva.
Successivamente, il presidente della Società Augustana di Storia Patria, Salvatore Romano, ha rivolto il proprio intervento introduttivo, sottolineando il valore della ricerca storica e il contributo delle associazioni culturali nella salvaguardia e nella diffusione della memoria.
Nel corso della conferenza, Piero Monticchio ha guidato i presenti in un percorso di ricostruzione storica dedicato ai cosiddetti decimati, soffermandosi sulle drammatiche conseguenze di un sistema disciplinare che, in determinate circostanze, arrivò a colpire indiscriminatamente interi reparti di soldati.
Dietro la parola «decimazione» si nasconde una realtà fatta di uomini, famiglie e destini spezzati. Militari che, già costretti ad affrontare le sofferenze e i pericoli del fronte, subirono anche il peso di condanne maturate in un contesto caratterizzato da paura, disciplina rigorosa e repressione.
Una pagina dolorosa, nella quale la violenza della guerra si intrecciò con quella della giustizia militare, lasciando ferite profonde nella vita dei protagonisti e dei loro familiari.
La relazione ha consentito di riflettere anche sul significato della memoria storica e sulla necessità di ampliare lo sguardo sulla Grande Guerra, andando oltre la narrazione tradizionale dei combattenti caduti in battaglia, degli eroi e delle commemorazioni ufficiali.
Accanto a loro vi furono infatti uomini che subirono una sorte diversa, ma non meno tragica, e che per lungo tempo sono rimasti nell’ombra.
La conferenza si inserisce nel più ampio percorso culturale della Società Augustana di Storia Patria, impegnata nella valorizzazione del patrimonio storico e nella promozione della conoscenza attraverso attività di ricerca, incontri e iniziative di divulgazione rivolte alla cittadinanza.
Un appuntamento che ha ribadito quanto sia importante recuperare anche le pagine più scomode della nostra storia. Perché la memoria della Grande Guerra non può limitarsi a raccontare vittorie, sacrifici ed eroismi, ma deve trovare spazio anche per le ingiustizie e le vite spezzate da decisioni drammatiche.
Ricordare gli altri caduti significa restituire dignità e voce a uomini che, pur avendo vissuto la tragedia della guerra, sono rimasti troppo a lungo esclusi dalla memoria collettiva.










