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Augusta| La scelta del dissesto difesa dal capogruppo del M5S, Mauro Caruso

18 Gennaio 2020 | by Redazione Webmarte
Augusta| La scelta del dissesto difesa dal capogruppo del M5S, Mauro Caruso
Politica
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“Il dissesto finanziario era inevitabile, perché i tempi per presentare un altro piano di rientro erano troppo stretti”. Lo sostiene il capogruppo del M5S, Mauro Caruso, che difende la scelta dell’amministrazione pentastellata da sempre criticata dall’apposizione a maggior ragione alla luce dell’esatto importo dei debiti fuori bilancio che ammonta a poco più di 20 milioni di euro.

Il capogruppo del M5S in Consiglio comunale, Mauro Caruso, ieri ha tenuto una conferenza stampa nel salone di rappresentanza del Municipio per ricordare le ragioni che hanno indotto l’amministrazione grillina a dichiarare lo stato di dissesto finanziario. “I tempi erano troppo stretti, il Consiglio comunale insediato a luglio del 2015 non avrebbe potuto entro il 4 agosto presentare un altro piano di riequilibrio” dichiara Caruso rammentando però che la scelta di dichiarare il dissesto era stata già dichiarata in campagna elettorale. Quindi ciò significa che il M5S non avrebbe, comunque, provato a risanare le casse con un piano di riequilibrio finanziario.

Il capogruppo della maggioranza parte da lontano. “Già il commissario La Mattina – dice – nominato nel settembre 2012 a reggere il Comune dopo le dimissioni del sindaco in carica rilevò una situazione economica molto pesante e complessa. Il funzionario invitò il Consiglio comunale a un gesto di responsabilità dichiarando il dissesto, ma gli allora consiglieri preferirono innalzare le aliquote dei tributi. Nel marzo del 2013 intervenne lo scioglimento del Consiglio comunale per rimuovere la causa del grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale causata da presunti condizionamenti e forme di ingerenza della criminalità organizzata.  Quell’atto fu confermato da sentenze della giustizia amministrativa passate in giudicato e ha gettato una macchia indelebile sulle istituzioni e sulla comunità tutta.

Caruso ricorda che la commissione straordinaria, che si insediò nel marzo del 2013, a seguito dello scioglimento del Consiglio comunale, composta dall’allora prefetto Maria Carmela Librizzi, dal vice prefetto Maria Rita Cocciufa e dal funzionario Francesco Puglisi, presentò un piano di rientro che venne bocciato dalla Corte dei conti il 17 dicembre del 2014.  I commissari nel gennaio 2015 presentarono ricorso alle sezioni riunite della Corte dei conti di Roma contro la bocciatura del piano di riequilibrio finanziario. In aprile dello stesso anno il ricorso venne respinto e il Comune, chiamato a scegliere entro 60 giorni, se dichiarare il dissesto o presentare un altro piano di rientro, preferì la seconda opzione lasciando alla futura amministrazione democraticamente eletta dai cittadini la possibilità di risanare le casse con un piano.

Circa l’ammontare dei debiti fuori bilancio quantificato dall’Organo straordinario di liquidazione che, ricordiamo è pari e 20.659.038,08 il capogruppo del M5S dice poco. Del resto non può contestare i numeri riportati nella delibera numero 292 del 30 dicembre 2019 titolata “approvazione piano di estinzione” con cui l’Osl (Organo straordinario di liquidazione) composto da Gaetano D’Erba, Ignazio Baglieri e Francesco Schillirò, nominati commissari con decreto del presidente della Repubblica nel dicembre del 2015, chiude, dopo 4 anni di gestione, la propria attività, riportando i numeri esatti e ufficiali del debito. Afferma però che a parte lo schema degli oltre 100 milioni riportato nel piano della commissione straordinaria bocciato, il debito nel 2015 non era quantificabile. “Nessuno aveva contezza allora di quanto ammontassero il debiti del Comune”.

“Contesto – aggiunge – l’attribuzione a questa amministrazione dell’elevazione delle tasse e dei tributi al massimo perché si trovavano già in tale condizione ben prima della dichiarazione di dissesto. “Sono dovuti arrivare questi semplici uomini e donne del M5S –conclude Caruso – del tutto estranei a quel tipo di politica che aveva condotto il Comune in pietose condizioni, per prendere, con molto coraggio, una decisione giusta e inevitabile anche se impopolare. Ma lo dovevamo fare perché rivendichiamo di essere al servizio dei cittadini e non cultori del potere”

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