La musica, a volte, nasce dal caso. Come quella mattina del 1985, quando un liceale di Francofonte, innamorato delle moto e della chitarra, finì per sbaglio in un garage da cui proveniva una musica magnetica. Quel suono, profondo e ritmato, era quello del basso elettrico. Fu un colpo di fulmine che avrebbe segnato per sempre il destino di Filippo Dipietro.
Oggi, dopo oltre 42 anni di attività, di cui 40 vissuti da professionista puro, il suo nome è sinonimo di eccellenza nel panorama jazz e pop italiano. Una carriera costruita sul sudore, sull’intuizione e su collaborazioni che lasciano il segno: dai 17 anni al fianco di Amii Stewart ai palchi vaticani con i Gen Rosso, fino alle collaborazioni con icone come Fabio Concato, Ornella Vanoni, Mariella Nava e Antonella Ruggiero.
La folgorazione per le quattro corde
La scintilla scoccò quasi per gioco: “Ero un liceale, mi piacevano le moto. Suonavo la chitarra classica, ma provavo una forte attrazione per il basso, che consideravo affascinante. Sentii un gruppo suonare in un garage, entrai e rimasi imbambolato da quello strumento. Da lì feci di tutto per acquistare il mio primo basso, fu veramente difficile, ma alla fine ci riuscii”, racconta il musicista.
L’incontro che ha cambiato la vita
In un’epoca priva di scuole specifiche per il basso elettrico, la formazione avvenne per intuito e ascolto. La svolta artistica arrivò però a 18 anni: “Non avendo la patente, cercavo di capire dai dischi di mio padre come si suonasse. Ma il vero punto di rottura avvenne quando, finalmente autonomo, andai a Catania in un negozio di dischi: ascoltai il disco di Jaco Pastorius del ’76 e lì la mia vita cambiò per sempre”.
Il valore dell’indipendenza artistica
Tra le tante collaborazioni, una lezione inaspettata arrivò fuori dai palchi, grazie a un’icona della tv. “Nel 1995 partecipammo a Castrocaro e arrivammo secondi. Pippo Baudo venne a salutarci e ci disse: ‘Ragazzi, la musica è bella, ma togliete la politica dai testi. I grandi gruppi hanno avuto successo perché sono indipendenti’. È stato un insegnamento prezioso: la musica è arte e, come tale, va preservata”.
Un basso che parla di felicità
Se il suo strumento potesse raccontare la sua storia, non parlerebbe solo di palchi prestigiosi, ma di autenticità: “Racconterebbe di un uomo felice e fortunato, nonostante i tanti momenti difficili superati proprio grazie alla musica. Direbbe della fatica e del sudore, ma soprattutto che le sue corde vibrano grazie alle mani di un uomo che rifarebbe tutto”, spiega.
La sfida asiatica e la missione di un musicista
Nei prossimi giorni, Dipietro volerà a Taiwan per il meeting mondiale del Rotary: durante l’evento sarà tra i musicisti che accompagnerà Lorenzo Licitra, vincitore di X Factor 11, con l’orchestra di Peppe Arezzo. Una nuova tappa che affronta con lo spirito di sempre: “Sento la responsabilità di rappresentare l’Italia, ma ogni concerto, che sia in Asia o in un piccolo jazz club, ha per me la stessa importanza: portare un messaggio di bellezza, arte e spensieratezza”.
Il consiglio al giovane sé stesso
Guardando al passato, al ragazzo che muoveva i primi passi professionali con Danilo Amerio, Filippo ha una consapevolezza nuova: “Al Filippo di trent’anni fa direi che ogni cosa va affrontata con il massimo impegno e professionalità. Allora pensavo soprattutto a divertirmi, oggi so che la musica ha un ruolo sociale importante e va trattata esattamente come qualsiasi altra disciplina”, conclude.
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