È l’esplosione delle liste civiche. Assenti i simboli di alcuni dei principali partiti in alcuni comuni importanti.
C’erano una volta i grandi partiti nazionali, che avevano presidi nei territori e raccoglievano il consenso alle lezioni di ogni livello.
Potrebbe cominciare così il racconto di quello che si prospetta per le elezioni che si svolgeranno in Sicilia a fine mese che segnano il proliferare di un civismo diffuso, spesso però solo di convenienza.
Rinunciare al simbolo nazionale ha infatti il vantaggio di svincolarsi dall’ortodossia delle alleanze ufficiali e fare un po’ che si ritiene più utile nei singoli territori.
In Sicilia si voterà in 71 comuni per il rinnovo di sindaci e Consigli comunali.
In 17 di questi con il sistema proporzionale a doppio turno, in ordine del numero di abitanti, che è indicato tra parentesi, sono:
Messina (221.246), Marsala (80.474), Agrigento (55.849), Barcellona Pozzo di Gotto (40.029), Carini (39.275), Augusta (34.715), Milazzo (30.397), Misilmeri (28.894), Enna (25.815), Termini Imerese (25.082), San Giovanni La Punta (23.649), Lentini (21.926), Floridia (21.471), Villabate (19.731), Bronte (18.307), Ribera (17.986) e Ispica (16.187).
Vediamo cosa succede nei tre capoluoghi.
A Messina i candidati sono cinque: Gaetano Sciacca e Lillo Valvieri, ognuno sostenuto da una lista civica, Antonella Russo sostenuta dalla lista del Partito democratico e dalla lista M5Stelle-Controcorrente.
Marcello Scurria è sostenuto dal centrodestra unito, mentre il sindaco uscente Federico Basile presenta un esercito di 15 liste tra le quali Sud chiama Nord.
A Enna i candidati sono tre: Filippo Fiammetta sostenuto da una lista civica, Ezio De Rose sostenuto dal centrodestra unito, ad eccezione della Lega, e Mirello Crisafulli appoggiato da un centrosinistra “irregolare”, senza però nessuno dei simboli ufficiali, ad eccezione di Sud chiama Nord.
Il Pd ha infatti negato l’uso del proprio simbolo a sostegno del suo uomo più rappresentativo, ma Crisafulli va comunque avanti lo stesso, godendo anche dell’appoggio di alcuni esponenti di punta del centrodestra.
Non ci saranno sule schede elettorali neanche i simboli di Avs, M5s e Controcorrente.
Ad Agrigento, dove a dividersi è stato il centrodestra, i candidati sindaco sono quattro.
Giuseppe De Rosa corre con due liste civiche.
Dino Alonge ha l’appoggio di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Grande Sicilia Unione di Centro e una lista civica.
Luigi Gentile è sostenuto da Lega, Democrazia Cristiana, Noi Moderati – Sud chiama Nord e una lista civica.
Michele Sodano è il candidato del centrosinistra appoggiato da tre liste: Controcorrente, Pd-Agrigento in movimento e Casa Riformista Agrigento.
Sodano, ora esponente di Controcorrente di La Vardera, è un ex deputato nazionale del M5s che votò il governo Draghi.
Uno sgarbo che il leader Giuseppe Conte non ha perdonato, al punto da vietare al circolo di Agrigento di usare il simbolo a suo sostegno.
Alcuni candidati del M5s sono ospitati nella lista del Pd che ha modificare il nome.
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