Un lunghissimo applauso ha accolto il debutto dei Persiani al Teatro Greco di Siracusa.
Il testo di Eschilo diretto da Àlex Ollé, nella traduzione di Walter Lapini, resterà in scena fino al 28 giugno per poi essere allestito al Teatro Grande di Pompei dal 10 al 12 luglio.
Davanti a oltre 4.500 persone, tra le quali anche l’attrice premio Oscar Helen Mirren, e poi ancora gli attori Aldo Baglio e Donatella Finocchiaro, l’opera del regista catalano, tra i fondatori della Fura dels Baus, ha conquistato il pubblico con la messa in scena del testo che il traduttore Walter Lapini definisce “una lezione di stile” da parte di Eschilo che “non inscena una fanfara celebrativa di parte greca e ateniese, ma fa parlare gli sconfitti, ne descrive gli stati d’animo, ne mette in evidenza il coraggio”.
L’allestimento di Ollé punta su una scenografica, ideata da Alfons Flores, che “trae ispirazione dall’immensa solitudine che deriva dalla catastrofica sconfitta dell’esercito persiano a Salamina”.
“Il Consiglio degli Anziani, insieme alla regina Atossa, è riunito attorno a un tavolo e analizza la situazione – spiega Flores -. In un secondo momento, si scopre che quello che appare come un tavolo non lo è affatto: è la tomba del re Dario. Successivamente, il tavolo si trasforma ancora, questa volta in una sala di strategia militare, e su di esso è posata la carta geografica del mondo.
Ma anziché vedere la raffigurazione delle truppe e degli eserciti in movimento, troviamo solo Serse, unico superstite e anche responsabile della grande disfatta dell’esercito persiano per mano dei Greci. L’intenzione è di illustrare un concetto sempre più familiare: quello di un potere capace di sopravvivere, perpetuarsi e prosperare, proprio attraverso gli stessi suoi fallimenti”.
I costumi di Lluc Castells diventano “l’immagine tangibile del sistema gerarchico e dei meccanismi di potere che la messa in scena ambisce a svelare” mentre le musiche di Josep Sanou raccontano una guerra che “ha molti suoni”. “Il più conosciuto – dice Sanou – è quello degli ordini e delle esplosioni. Questa partitura ha voluto rappresentare l’altro: quello di chi aspetta qualcuno che non arriverà mai. Le madri, gli anziani, l’intera città sospesa mentre il potere prende decisioni che nessuno gli ha chiesto di prendere. La musica non illustra l’opera: la abita”
In scena Anna Bonaiuto è Atossa, Giuseppe Sartori il messaggero, Alessio Boni l’Ombra di Dario, Massimo Nicolini Serse, Marco Maria Casazza il capo del coro formato da Francesco Biscione, Fabrizio Bordignon, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi, Francesco Migliaccio, Giovanni Nardoni, Antonello Cossia, Stefano Quatrosi, Michele Cipriani, Rosario Tedesco ed Elena Polic Greco.
Nello spettacolo anche tre “testimoni”: Simonetta Cartia che interpreta una madre, Virginia Giannone una giovane donna e Gabriele Antonio Esposito un soldato; oltre agli allievi e alle allieve dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico. Le scene sono di Alfons Flores, i costumi di Lluc Castells, le musiche di Josep Sanou, la collaborazione alla regia di Ramon Simo Vines, il disegno luci di Marco Filibeck, la direzione del coro di Elena Polic Greco, la direzione dei cori cantati di Simonetta Cartia
“Mettere in scena oggi I Persiani significa restituire vitalità a un classico che continua a parlare al presente, affrontando temi come tensioni politiche, conflitti armati e ferite collettive – sono le parole del regista -. La rilettura contemporanea non tradisce Eschilo, ma ne amplifica la risonanza, rendendo il linguaggio e le immagini accessibili al pubblico odierno, in modo che gli interrogativi posti da Eschilo quasi 2500 anni fa continuino a interpellare la nostra coscienza.
La tragedia viene interpretata come riflessione sull’illusione del potere perpetuo, incarnata da Atossa e Serse, desiderosi di prolungare l’egemonia imperiale di Dario. Questa tensione rivela come la volontà di rimanere sul trono, di proiettarsi oltre i limiti del proprio tempo, contenga il germe della rovina”.
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