Per il Coordinatore dei petrolchimici della Fiom Sicilia, Antonio Recano, il ministro Adolfo Urso, nel corso della sua visita di ieri all’Isab di Priolo ha continuato a descrivere un mondo nel quale tutto sarebbe stato risolto.
“Il Governo avrebbe salvato Isab, tutelato la raffinazione italiana, garantito la sicurezza energetica e costruito una nuova politica industriale.
Il problema è che i lavoratori del polo petrolchimico siracusano, vivono ogni giorno una realtà molto più complessa.
Nell’intervista che precede la sua visita a ISAB, il ministro rivendica ripetutamente l’utilizzo del Golden Power e sostiene che il Governo abbia preservato le raffinerie italiane e tutelato produzione e approvvigionamenti nazionali.
Ma ancora una volta manca la risposta alla domanda fondamentale: cosa garantisce concretamente il Golden Power applicato all’operazione ISAB–Ludoil?”
Per Recano non basta definire Isab un’infrastruttura strategica per la sicurezza energetica nazionale, ma bisogna chiarire quale autonomia industriale e commerciale avrà effettivamente la nuova proprietà e quale ruolo continuerà ad avere Trafigura.
“C’è inoltre una questione industriale decisiva sulla quale chiediamo al ministro una risposta chiara: quale sarà il ruolo di Trafigura nella nuova Isab?”
Il Coordinatore dei petrolchimici della Fiom Sicilia interviene quindi nel merito degli investimenti annunciati dalla nuova proprietà della raffineria.
“Ludoil ha annunciato un piano da 1,3 miliardi di euro in cinque anni, il mantenimento dell’attuale organico, il coinvolgimento di circa mille persone nelle attività collegate agli investimenti e circa cento nuovi addetti a regime.
Sono annunci importanti, che dovranno essere verificati e tradotti in cronoprogrammi, investimenti, cantieri e occupazione reale”.
Recano sottolinea che un piano aziendale non può sostituire una politica industriale nazionale e chiede al ministro di chiarire quale sia la visione del Governo per l’intero petrolchimico siracusano.
“Versalis procede nella propria trasformazione, ISAB cambia proprietà e migliaia di lavoratori delle imprese dell’indotto affrontano una fase di crescente incertezza.
Il problema non è soltanto salvaguardare gli stabilimenti esistenti.
La questione è capire quale industria dovrà esserci qui tra dieci o vent’anni e quanti lavoratori dovranno continuare a lavorarci.
Nelle parole del ministro troviamo continuamente imprese, incentivi, investimenti, produzione, energia e competitività. Troviamo molto meno sulle conseguenze sociali della trasformazione industriale”.
“Chiediamo al ministro Urso di rendere chiari, gli elementi sostanziali delle prescrizioni del Golden Power riguardanti Isab e di aprire un confronto vero con le organizzazioni sindacali su cinque questioni: garanzie occupazionali per lavoratori diretti e indotto; investimenti e loro cronoprogramma; ruolo di Trafigura e autonomia industriale e commerciale di ISAB; garanzie sulla continuità produttiva e sugli approvvigionamenti; strategia industriale complessiva per il petrolchimico siracusano”.
Per il sindacato il punto non è raccontare che tutto è stato risolto, ma impedire che una trasformazione industriale di questa portata venga pagata dai lavoratori attraverso meno occupazione, più precarietà e appalti sempre più poveri.
“Se il Governo considera davvero strategico questo territorio, allora deve assumersi fino in fondo la responsabilità della sua transizione industriale e sociale.
La Fiom continuerà a chiedere una cosa molto semplice: investimenti verificabili, lavoro stabile, sicurezza, tutela dell’indotto e una politica industriale capace di accompagnare la transizione senza lasciare indietro migliaia di lavoratori”.
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