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Augusta| Aggressione in carcere, i sindacati temono per la sicurezza e chiedono misure più dure

Augusta| Aggressione in carcere, i sindacati temono per la sicurezza e chiedono misure più dure
Augusta
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Ennesimo episodio di aggressione in carcere. I sindacati di categoria denunciano la grave carenza di personale e sollecitano misure più dure e punizioni esemplari per  i detenuti che non accettano il reinserimento sociale.

L’ennesimo episodio di aggressione è avvenuto, ieri mattina, all’interno del carcere di Augusta ed ha visto vittima un assistente capo della Polizia penitenziaria. Un detenuto che sta scontando la sua pena nella casa di reclusione di contrada Ippolito  ha sferrato un pugno  ad un agente durante le consuete operazioni di controllo. Solo l’intervento dei colleghi ha impedito che l’aggressione, a quanto pare legata al mancato rispetto delle regole all’interno del carcere, avesse conseguenze più gravi, tuttavia per il poliziotto è stato necessario ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale Muscatello. “Il momento storico odierno, reso già duro e stressante dalla emergenza sanitaria che il Paese sta vivendo, è aggravato da episodi simili che mettono ad ulteriore dura prova la tenuta psicofisica degli operatori di Polizia Penitenziaria” dichiarano i dirigenti sindacali Giuseppe Argentino e Salvatore Boscarino della Cgil, Fabio D’Amico della Cisl, Raffaele Firrise dell’Uspp, Massimiliano Di Carlo del Cnpp e Sebastiano Bongiovanni del Sippe, esprimendo vicinanza e solidarietà al collega aggredito.  “Il Governo, ed il ministro della Giustizia, devono prendere atto che tali aggressioni non sono fatto isolato, ma elemento costante e crescente nelle carceri Italiane. Questo, a nostro modesto parere, è dovuto ad una sottovalutazione del problema che è legato all’ordine ed alla sicurezza negli istituti penitenziari, al fatto che vi sono frange di singoli detenuti che consapevoli delle ultra garantistiche leggi italiane approfittano della situazione, consapevoli che alla fine pagheranno ben poco, ma che aggredendo il personale di Polizia penitenziaria acquistano invero potere e rispetto all’interno degli istituti. Isolare questa tipologia di detenuti dovrebbe essere l’obbiettivo primario dello Stato al fine di poter condurre quelle politiche vere di reinserimento per quei detenuti che realmente intendono perseguire l’obbiettivo del reinserimento sociale. Se pur vero che la detenzione non deve perseguire obbiettivi punitivi fini a sé stessi – sottolineano i sindacalisti –  è altrettanto vero che bisogna dare un segnale vero e preciso a coloro i quali ne approfittano, compiendo atti di aggressione nei confronti del personale e quindi dello Stato che il personale rappresenta. Riaprire gli istituti penitenziaria di Pianosa Isola, o dell’Asinara, per contenere queste frange di singoli detenuti aggressivi, che sommati, diventano un numero sostanziale, sarebbe la giusta risposta dello Stato. Fino ad oggi, a nulla è servito trasferire questi detenuti aggressivi in altri istituti, invero con il loro comportamento destabilizzano pure l’istituto in cui sono inviati. Episodi come quello di ieri  non fanno altro che aggravare la situazione già al limite. Così non si lavora né bene né in sicurezza”.

La situazione che regna nella casa di reclusione di Augusta viene denunciata anche da Salvatore Gagliani, Calogero Navarra e Donato Capece, rispettivamente segretario provinciale, segretario nazionale per la Sicilia e segretario generale del Sappe, il Sindacato autonomo polizia penitenziaria, il primo e più rappresentativo della categoria.” Durante la perquisizione ordinaria – riferisce Gagliani – un detenuto ha aggredito un poliziotto è stato colto di sorpresa da un pugno sferratogli in pieno volto. La situazione sta diventando esplosiva, la mancanza di personale e una tendenza atta al recupero di persone che non vogliono essere recuperate per essere inserite nella società sta penalizzando la custodia. Oggi la Polizia penitenziaria di Augusta vive una condizione assurda, troppi distaccati in altre sedi, troppa carenza organica, dove ieri vi erano 3 poliziotti oggi ve ne sono 2 e a volte anche uno solo, siamo praticamente abbandonati a noi stessi, nn abbiamo la sicurezza necessaria atta a ridurre i rischi, il personale è stremato dai turni di 8 ore a volte anche 16 continuative, tra tutte queste situazioni dobbiamo fare emergere che stranamente vi sono zone franche, i cosiddetti intoccabili, ciò aumenta il malcontento che oggi vede anche una organizzazione del lavoro scellerata, partorita dalle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl , Cnpp, Osapp e Sippe /Sinappe, dove il personale deve in sezione intraprendere il turno alle 05,50 e finire alle 14 cn poca lucidità, visto che si è costretti ad alzarsi anche alle 4,30 chi viaggia da fuori Augusta. A distanza di pochi giorni dall’aggressione del 24 dicembre nello stesso penitenziario- aggiunge il segretario provinciale del Sippe – facciamo i conti cn un’altra vittima, finita in ospedale, forse qualcuno aspetta l’irreparabile, perché questa è la strada intrapresa. Ai vertici del carcere chiediamo una forte azione di repressione, una punizione esemplare a tutti i reclusi, che vedono i loro compagni nn saper apprezzare le opere di rieducazione e il regime aperto, un vero fallimento, li invitiamo al pugno duro, 2 aggressioni in 8 giorni sono inaccettabili, li  invitiamo a evitare 5 in segreteria e 1 nei piani detentivi; a non aggravare sulle cariche fisse; ad eliminare il turno 5 50/14,00 estenuante per chi deve essere lucido in sezione con 50 reclusi da gestire: a ridurre al minimo le attività ricreative, a sospendere la concessione non meritata delle 2 ore di attività sportiva al campo di calcio interno. Insomma – conclude Gagliani – che lo Stato sia una risposta forte al sopravvento in atto”.

“La situazione – aggiunge Navarra – sta diventando esplosiva: la mancanza di personale e una tendenza atta al recupero di persone che non vogliono essere recuperare per essere inseriti nella società sta penalizzando la custodia. Il personale di Polizia penitenziaria è stremato dai turni di 8 ore, a volte anche 16 continuative, frutto di una organizzazione del lavoro scellerata e non condivisa dal Sappe. Ai vertici del carcere chiediamo una forte azione di repressione: il regime aperto di detenzione si sta confermando un vero fallimento!”. c’è stata l’aggressione ad un poliziotto da parte di un detenuto trentenne italiano. Donato Capece, sollecita il ministro e il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria a intervenire: “Questa di Augusta è l’ennesima grave e intollerabile aggressione da parte di detenuti ai danni di appartenenti alla Polizia penitenziaria a soli sette giorni da un’altra violenta aggressione. I detenuti evidentemente sono convinti non di essere in carcere a scontare una pena ma in un albergo, dove possono fare ciò che preferiscono. Ed è grave che la recrudescenza degli eventi critici in carcere si è concretizzata proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia penitenziaria. Al collega contuso va la nostra vicinanza e solidarietà nonché un ringraziamento particolare per l’intervento che nonostante le conseguenze riportare ed incuranti di qualsiasi pericolo ha permesso di bloccare il detenuto violento. La situazione nelle nostre carceri resta allarmante e la realtà è che i nostri poliziotti continuano ad essere aggrediti senza alcun motivo o ragione. E’ intollerabile ed inaccettabile”.
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