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Augusta| Recintato il parco dell’Hangar, ma la Marina potrebbe in parte concederlo in permuta

Augusta| Recintato il parco dell’Hangar, ma la Marina potrebbe in parte concederlo in permuta
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La Marina militare recinta il parco dell’Hangar. Si tratta di transenne amovibili e non si esclude la possibilità che l’area diventi, in parte, di nuovo accessibile con il ricorso alla permuta. Critiche dal coordinamento Punta Izzo Possibile e dall’associazione Natura Sicula che parlano di: “perdita di uno degli ultimi polmoni eco-culturali del territorio megarese”.

La Marina militare recinta e chiude il Parco dell’Hangar e, pertanto insorgono il coordinamento Punta Izzo Possibile e l’associazione Natura Sicula. “La Marina militare ha fagocitato e chiuso il parco dell’Hangar. Una lunga e vistosa recinzione perimetrale, apposta dai militari solo poche settimane fa – dichiarano Gianmarco Catalano e Fabio Morreale, rispettivamente portavoce e presidente di Punta Izzo Possibile e Natura Sicula –  divide ora lo storico parco dal restante complesso monumentale. L’area dove andava in scena la Festa dell’Aria, in possesso del Comune di Augusta fino al settembre 2016, è oramai una zona militare inaccessibile che ha inglobato in sé persino il campo di calcio e il parco giochi per bambini. Per la cittadinanza si concretizza la perdita di uno degli ultimi polmoni eco-culturali del territorio megarese. Come si ricorderà, nel marzo del 2017, all’interno del parco furono tagliati a raso oltre un centinaio di eucalipti monumentali su commissione della Marina militare. Un intervento che era stato eseguito in assenza della preventiva autorizzazione della Soprintendenza di Siracusa e in aperta violazione dei vincoli paesaggistici e culturali insistenti sul bene. A distanza di nove mesi da quell’opera di disboscamento, ossia nel dicembre del 2017, la Marina militare acquisì dal Demanio l’intera area, convertita così in zona d’interesse militare e per questo esclusa dalle particelle catastali oggetto di sdemanializzazione tra il 2018 e il 2020.

Adesso, con la realizzazione della recinzione e l’apposizione dei cartelli di divieto d’ingresso, la Marina militare fagocita l’ennesima porzione di territorio immolata a non meglio dichiarate « esigenze di difesa  nazionale». Un intervento che ha prodotto un evidente impatto fisico e visivo sul paesaggio, spezzando la continuità territoriale di un bene storico-culturale che la Regione ha inteso tutelare come « unicum » indivisibile”. Al riguardo, per fugare ogni dubbio circa la legittimità dell’opera eseguita, il coordinamento Punta Izzo Possibile e l’associazione Natura Sicula hanno indirizzato alla Soprintendenza di Siracusa una specifica istanza di accesso civico, al fine di verificare se per l’intervento era stata ottenuta da Marisicilia la preventiva autorizzazione paesaggistica. Un’autorizzazione che è obbligatoria ai sensi del Codice dei beni culturali, benché interessi una zona militare, trattandosi di un’opera realizzata all’interno di un bene soggetto a vincolo paesaggistico, archeologico e storico-culturale. “Alla Marina militare chiediamo di chiarire le finalità dei lavori realizzati, rinnovando l’invito a far conoscere pubblicamente i progetti in programma per lo storico parco di cui cittadini e associazioni chiedono da anni la riapertura al pubblico per fini sociali. Nell’attesa è bene ricordare che grava ancora su Marisicilia l’onere di ripristinare il complesso arboreo distrutto nel 2017. Un ripristino obbligatorio che – concludono Catalano e Morreale –  per precisa condizione imposta dalla Soprintendenza, deve consistere nella piantumazione di « essenze arboree e arbustive autoctone ». Spiace constatare che di tale intervento riparatorio, ad oggi, non vi è traccia alcuna”.

Quando la Marina militare ha acquisito il parco ( e precisamente le particelle 453,454 e 480) lo ha trovato in stato di degrado ed abbandono in quando, a seguito della riconsegna del sito da parte del Comune al Demanio, lo spazio non è stato più curato. Il 24 settembre 2020 la Marina militare ha restituito all’Agenzia del Demanio circa 20 ettari dell’area dell’Idroscalo tenendone per sé 1,8 (18 mila metri quadrati). Non solo le particelle di proprietà militare, ma anche quelle demaniali potrebbero essere aperte alla pubblica fruizione. Nei pressi del parco dell’hangar si trova l’acquedotto della Marina militare. Una porzione di tale spazio ( le particelle 480 e 453) è destinata ad un progetto che riguarda la salvaguardia dell’attiguo pozzo militare “San Giorgio”. Dopo aver completato i lavori necessari per la  delimitazione delle aree e a garantire l’accessibilità autonoma delle particelle interessate, lavori che ha già ultimato, la Marina non esclude di rendere accessibile l’area intraprendendo collaborazioni anche col ricorso all’istituto della permuta. Ciò è quanto ha comunicato già alle associazioni Hangar Team e Nuovo parco dell’hangar, rispettivamente a fine novembre e agli inizi di giugno.

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