Circa 650 studenti del liceo Megara, appartenenti agli indirizzi classico, scientifico, linguistico e delle scienze umane, hanno incrociato le braccia per richiamare l’attenzione sulle condizioni degli edifici scolastici e sulle difficoltà economiche che gravano quotidianamente sulle famiglie.
Una mobilitazione che ha coinvolto l’intera popolazione studentesca dell’istituto e che potrebbe proseguire venerdì con uno sciopero e un corteo insieme agli studenti dell’Arangio Ruiz.
La protesta è iniziata all’esterno dei cancelli della sede di via Strazzulla.
Successivamente, dopo l’arrivo delle forze dell’ordine e con l’autorizzazione della dirigente scolastica, i ragazzi hanno potuto sostare negli spazi esterni della cittadella scolastica, continuando a manifestare le proprie ragioni.
Al centro della mobilitazione, innanzitutto, la sicurezza degli edifici.
Gli studenti denunciano da tempo la presenza di soffitti ammalorati, muri deteriorati e ambienti che, a loro giudizio, necessitano di verifiche e interventi per garantire condizioni adeguate di sicurezza.
Una situazione che, secondo i promotori della protesta, si trascinerebbe da anni senza risposte risolutive.
A esprimere le ragioni della mobilitazione è Chloe Fareri, neoeletta rappresentante degli studenti, che ha sottolineato l’importanza di una partecipazione così ampia, attesa da molto tempo all’interno della comunità scolastica.
«Sono veramente contenta di quello che ha fatto oggi la nostra famiglia Megara tutti insieme», ha dichiarato, evidenziando come gli studenti abbiano deciso di unirsi per far sentire la propria voce.
La rappresentante ha spiegato che la protesta nasce soprattutto dalla preoccupazione per le condizioni strutturali della scuola, ma anche dalla sensazione di non essere stati ascoltati nel corso degli anni, nonostante le richieste avanzate dagli studenti e dalle famiglie.
«Ormai da un sacco di anni abbiamo i tetti che cadono, i muri completamente rovinati e sicuramente la grande maggioranza delle classi non sono a norma», ha affermato Fareri, chiedendo un riscontro concreto da parte degli enti competenti.
La mobilitazione non riguarda, tuttavia, soltanto gli edifici scolastici.
Nel quadro delle rivendicazioni trova spazio anche il caro vita, con particolare riferimento all’aumento del costo dei carburanti e alle ripercussioni economiche che interessano anche i più giovani.
Gli studenti sottolineano come il rincaro delle spese quotidiane coinvolga direttamente le famiglie e condizioni la loro vita, nonostante siano ancora economicamente dipendenti dai genitori.
Tra le criticità segnalate viene inoltre indicata la difficoltà di reperimento di alcuni prodotti nei supermercati, una situazione che avrebbe conseguenze anche sul servizio bar della scuola.
Gli studenti chiedono anche la disponibilità di uno spazio all’aperto nel quale poter svolgere le assemblee d’istituto e sollecitano la riattivazione dei pannelli solari installati e pagati anni fa, il cui utilizzo, secondo quanto denunciato dai manifestanti, non sarebbe stato finora adeguatamente valorizzato.
La protesta si è accompagnata a slogan che sintetizzano la rabbia e la determinazione dei ragazzi: «Crollano i soffitti ma non la nostra voglia di lottare», «Se ci togliete il futuro vi blocchiamo il presente» e «Il tetto della scuola crolla, noi no».
Nel mirino degli studenti c’è anche il silenzio del Libero Consorzio comunale di Siracusa, l’ente che ha assunto le funzioni della ex Provincia regionale, competente per quanto concerne le scuole superiori e al quale viene ricondotta la competenza sugli interventi di propria spettanza negli edifici scolastici superiori.
I ragazzi lamentano l’assenza di risposte alle richieste di miglioramento strutturale e denunciano una situazione che, a loro dire, si trascina da oltre vent’anni.
Adesso l’attenzione è rivolta ai prossimi sviluppi. L’ipotesi di una nuova giornata di mobilitazione venerdì, con un corteo condiviso con gli studenti dell’Arangio Ruiz, lascia aperta la possibilità che la protesta assuma una dimensione ancora più ampia.
Gli studenti aspettano risposte e chiedono che alle loro rivendicazioni seguano verifiche, interventi e impegni concreti.
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