
Sul caso della bambina di 11 anni colpita da diabete dopo il vaccino Hpv, contro il Papilloma Virus, interviene con una nota FIMP, la Federazione Italiana Medici Pediatri, a firma del Segretario Provinciale di Siracusa e Vice Segretario Regionale, dottor Salvo Patania.
L’intento della nota, come chiarisce il dott. Patania è quello di fornire, nell’assoluto rispetto della difficoltà del momento che vivono la bambina e la sua famiglia, un contributo alla luce delle conoscenze scientifiche, per meglio comprendere quanto accaduto.
Quello che segue è il testo integrale della nota.
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In merito al caso segnalato di esordio di diabete tipo 1 dopo la vaccinazione anti-HPV, ritengo utile distinguere con grande chiarezza tre piani.
In primo luogo c’è quello umano, quindi quello scientifico e infine il piano comunicativo/medico-legale.
Anzitutto va espressa piena vicinanza alla bambina e alla famiglia: l’esordio di un diabete tipo 1 in età pediatrica è un evento traumatico e comprensibilmente genera domande, paura e bisogno di spiegazioni.
Tuttavia, proprio per rispetto della bambina, della famiglia, della collega e della comunità è essenziale evitare conclusioni causali non dimostrate.
Il punto centrale è questo: una correlazione temporale non equivale a una relazione causale.
Il fatto che un evento clinico si manifesti “dopo” una vaccinazione non significa automaticamente che sia avvenuto “a causa” della vaccinazione. Il diabete tipo 1 può esordire in età pediatrica e adolescenziale come tutte le malattie autoimmunitarie in modo improvviso e questa fascia d’età coincide con il periodo in cui viene offerta la vaccinazione anti-HPV.
La letteratura non supporta l’ipotesi che la vaccinazione anti-HPV aumenti il rischio di diabete tipo 1. Uno studio di coorte retrospettivo su 911.648 soggetti, condotto da Klein e colleghi e pubblicato su “Vaccine” nel 2019, non ha documentato un aumento significativo del rischio di diabete tipo 1 nei vaccinati rispetto ai non vaccinati.
Gli autori concludono che non è stato osservato un aumento del rischio di diabete tipo 1 dopo la vaccinazione anti-HPV (PubMedAttachment.png).
Le fonti istituzionali sono coerenti con questi dati.
Il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) riporta che oltre 15 anni di monitoraggio e ricerca hanno prodotto evidenze rassicuranti sulla sicurezza e sull’efficacia della vaccinazione anti-HPV.
Anche AIFA ricorda che la segnalazione di un sospetto evento avverso è uno strumento fondamentale di farmacovigilanza, ma non coincide con l’accertamento di causalità.
Pertanto, in un caso come questo è corretto che venga effettuata una segnalazione alla rete di farmacovigilanza e che gli organismi competenti valutino il nesso temporale, la plausibilità biologica, la presenza di diagnosi alternative, il tempo di insorgenza, la letteratura disponibile e l’eventuale presenza di segnali analoghi.
Non è invece corretto trasformare una segnalazione o un sospetto in una condanna pubblica del professionista sanitario.
Purtroppo l’associazione temporale (“è successo dopo il vaccino”) viene spesso interpretata dall’opinione pubblica come prova di causalità (“è successo a causa del vaccino”), ma in medicina sappiamo che le due cose non coincidono.
Comprendiamo la preoccupazione della famiglia e auspichiamo che ogni evento clinico venga valutato con attenzione dagli organismi competenti.
Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche internazionali, non esistono prove che il vaccino anti-HPV provochi il diabete tipo 1.
La vaccinazione anti-HPV rappresenta uno strumento importante di prevenzione oncologica, ed è fondamentale evitare processi mediatici nei confronti dei professionisti sanitari che operano secondo le raccomandazioni del Servizio Sanitario Nazionale.
A tal proposito segnalo questo articolo pubblicato su “Sanità Informazione” il 07 maggio 2026, proprio pochi giorni fa, sull’importanza della vaccinazione per l’eradicazione del tumore della cervice uterina.

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