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Lentini | La lotta per il potere ieri come oggi nel nuovo libro di Alfio Siracusano

29 Gennaio 2020 | by Silvio Breci
Lentini | La lotta per il potere ieri come oggi nel nuovo libro di Alfio Siracusano
Cultura
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“Anno DCXCI Ab urbe condita. 63 a.C. Catilina deve morire (Prova d’Autore) sarà presentato domani alle 18 a Palazzo Beneventano da Salvatore Silvano Nigro.

La presentazione con Nigro. Sarà il prof. Salvatore Silvano Nigro, filologo e critico letterario, già docente in prestigiosi atenei internazionali, tra cui la École Normale Supérieure di Parigi, la New York University e la Scuola Normale di Pisa, a presentare domani (ore 18), a Palazzo Beneventano, il nuovo libro dello scrittore lentinese Alfio Siracusano dal titolo “Anno DCXCI Ab urbe condita. 63 a.C. Catilina deve morire (Prova d’Autore). Alla presentazione, oltre all’autore, interverranno il sindaco Saverio Bosco e Pippo Cosentino, presidente dell’Archeoclub che ha organizzato l’evento con il patrocinio del Comune.

L’autore. Nato a Lentini nel 1938, laureato in lettere classiche, Alfio Siracusano ha insegnato per lungo tempo al liceo classico Gorgia di Lentini e dal 1980 è stato preside nelle scuole medie superiori. È autore di diversi libri e attualmente è presidente della Fondazione “Ing. Vincenzo Pisano”.

Il libro. Come si legge sulla quarta di copertina «un libro ha sempre un riferimento di pensiero, e qui è che la lotta per il potere non ha mutato stile dal tempo dei tempi. Era feroce contrasto di interessi al tempo di Catilina non meno di quanto lo è stata nei secoli che son venuti dopo, fino ad oggi. Sono cambiati solo i nomi dei protagonisti e le modalità “tecniche” del loro agire, ma il senso non è mai mutato. Da un lato chi possiede i mezzi economici che garantiscono il potere, dall’altro chi cerca di conquistare i diritti che dall’altro gli vengono negati. Fu così al tempo dei Gracchi, cosi con la vicenda che contrappose Catilina e Cicerone, è così ancora oggi con la grande finanza che ha spogliato e spoglia una parte dell’umanità, condannandola alla fame e al degrado».

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