Lasceranno oggi il Prorto Xifonio di Augusta, a partire dalle 14, le 60 barche della Global Sumud Flotilla per la seconda missione a Gaza.
Abbiamo incontrato a poche ore dalla partenza da Augusta, dove sono rimaste per qualche settimana, per le operazioni di preparazione e rifornimento dei viveri e dei beni di prima necessità destinati alla popolazione di Gaza, le circa 60 barche della Global Sumud Flotilla.
Le barche si riuniranno con le altre 40 partite da altri porti del Mediterraneo, per una missione umanitaria con un forte messaggio politico, che è quello di richiamare l’attenzione su un conflitto ancora di fatto in corso ma che è scomparso dai radar della grande informazione.
A bordo ci sono un migliaio circa di attivisti volontari e professionisti, medici, educatori ingegneri che, secondo le intenzioni, rimarranno a Gaza per aiutare la popolazione che rimane in condizioni estremamente difficili.
La prima missione, partita a settembre dell’anno scorso, anche quella da Augusta, fu fermata dalla Marina militare israeliana che sequestrò le 43 barche.
Gli equipaggi furono arrestati e portati in un carcere di massima sicurezza nel destro israeliano per essere rimpatriati pochi giorni dopo.
Proprio pochi giorni fa, la Procura di Roma ha deciso di aggiungere anche il reato di tortura, tra le ipotesi del fascicolo a carico di ignoti aperto dopo il fermo della Global Sumud Flotilla che era in viaggio verso la Striscia di Gaza e il fermo di 36 attivisti italiani presenti sulle imbarcazioni che hanno tentato di violare il blocco navale di Israele.
L’indagine, avviata dopo una serie di esposti presentati dagli che hanno denunciato i maltrattamenti subiti in Israele, ipotizza già i reati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. Gli inquirenti sarebbero pronti anche a inoltrare una richiesta di rogatoria internazionale a Israele.
Abbiamo incontrato la portavoce della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia.
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