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Augusta| Il restauro del Castello è l’inizio della rinascita della città per Brunetti Baldi

18 Dicembre 2020 | by Redazione Webmarte
Augusta| Il restauro del Castello è l’inizio della rinascita della città per Brunetti Baldi
Cultura
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Il restauro del Castello Svevo di Augusta è l’inizio della rinascita dell’intera città. Giuseppe Brunetti Baldi, consigliere nazionale Istituto Italiano dei Castelli esprime la sua opinione sul una vicenda, quella relativa al progetto dell’antico maniero federiciano che sta facendo discutere negli ambienti politici e dell’associazionismo. “Mi sembra evidente – dice – che l’operazione di restauro ha la sua primaria ragione d’essere nel consolidamento e riemersione del Castello Svevo, con le sue chiare architetture.

“Appare necessario esprimere un’opinione sulla vicenda che si sta sviluppando attorno al progetto di restauro del complesso edilizio denominato Castello di Augusta”. A parlare è Giuseppe Brunetti Baldi, consigliere nazionale Istituto Italiano dei Castelli. “L’ intervento è il seguito di una mia iniziativa promossa nell’aprile del 2018 quando, nel salone di Palazzo Zuppello, si svolse un acceso incontro – dibattito sul destino del castello federiciano. “Allora – ricorda Brunetti Baldi – ero il vice presidente della sezione Sicilia dell’Istituto Italiano dei Castelli e fui fortemente sostenuto dell’allora presidente, Eugenio Magnano di San Lio, docente della facoltà di Architettura di Catania, sede di Siracusa. In quella sede la Soprintendenza di Siracusa, illustrò i futuri progetti di intervento tendenti alla tutela, recupero e valorizzazione del Castello Svevo. Al dibattito, introdotto dal sindaco pro tempore, parteciparono, rappresentanti qualificati della società civile, quali i club services cittadini, Rotary, Lions, Kiwanis, Innerwheel, la Società Augustana di Storia Patria e infine, ma non ultimo, il Museo della Piazzaforte, consapevoli che le fortificazioni che vanta la città costituiscono un patrimonio unico che deve essere posto al servizio di una visione di sviluppo sostenibile”.

Dopo questa premessa, il consigliere nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli manifesta l’impressione che rivive ogni volta che, dalla sua Siracusa visita Augusta. “Quando ci si avvicina al centro storico della città un viaggiatore consapevole, studioso del passato, immagina il centro di Augusta simile ad Ortigia. Era questo, forse, lo stesso pensiero che animò l’ imperatore Federico II nel fondare questa città che, nel suo sogno, poteva essere destinata a superare la gloria antica di Siracusa? La visione di un enorme casermone grigio senza alcun elemento architettonico di rilievo ottenebra qualunque altro aspetto e spegne subito l’entusiasmo di trovare ad Augusta il più grande Castello di Federico II costruito a guardia dell’accesso a quella città che dall’Augusto “Stupor Mundi “venne appunto denominata Augusta”.

Giuseppe Brunetti Baldi ricorda che l’assessorato regionale ai Beni Culturali ha stanziato 5 milioni di euro per un progetto redatto da tecnici della Soprintendenza di Siracusa destinato al restauro del Castello. “Per essere più preciso- aggiunge – il progetto riguarda appunto il restauro del Castello Svevo che, a mio giudizio più volte manifestato anche in passato, per epoca e valenza storica culturale riveste massima importanza per la città di Augusta. Sono due le fasi temporali previste dal progetto. La prima prevede la demolizione delle sovrastrutture realizzate dal 1890 per la trasformazione e soprelevazione dell’edificio destinato a penitenziario e ciò per alleggerire il complesso fabbricato, impedirne il crollo, e procedere nella seconda fase ad una riqualificazione degli elementi residuali alla demolizione (cioè i più antichi) ed alla sistemazione delle aree esterne circostanti l’edificio.

Mi sembra evidente che l’operazione di restauro ha la sua primaria ragione d’essere nel consolidamento e riemersione del Castello Svevo, con le sue chiare architetture. L’eliminazione dei piani più alti del penitenziario infatti ricondurrà l’edificio ad una dimensione tollerabile per la collina sul quale insiste pesantemente, come dimostrano numerosi studi geologici e premiate tesi di laurea che hanno avuto oggetto proprio il Castello Svevo. Inoltre, come attesta la splendida foto che fissa l’immagine del castello, prima della soprelevazione, pubblicata dall’insigne professor Giuseppe Agnello, nel suo studio sull’architettura sveva, non farà perdere la scelta attuata centotrenta anni fa perché allora “tutto” l’edificio diventò penitenziario, seguendo la stessa sorte di altri castelli, in altre città d’Italia, e di ciò sarà di sicuro serbata memoria a piano terra ed in quelle parti superiori che verranno mantenute secondo quanto prevede il progetto. Ed allora, perché non seguire il sogno di Federico: Augusta che finalmente onora il suo nome, città che più di ogni altra, vanta una invidiabile corona di forti a terra ed a mare, dal Castello Svevo con le sue magnifiche mura spagnole, circondato da terrazze e splendidi giardini, al forte Vittoria e Garcia galleggianti in un mare cristallino, alla Torre d’ Avalos, tutti collegati da un servizio di barconi che ne consenta la visita, al Castello di Brucoli, finalmente aperto alla fruizione pubblica”.

Le fortificazioni potrebbero costituire un mirabile focus di attrazione turistica per il consigliere nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli. “Se a questo si aggiunge la realizzazione di una Via Sacra (l’attuale via Garibaldi ) ripavimentata, pedonalizzata ed arredata, dal Carmine a San Domenico, con l’omonimo convento restaurato e fruibile, una Ricetta di Malta ( monumento unico ) riconsegnata alla città, una Matrice restaurata, un Museo della città e della Piazzaforte con spazi adeguati nel Castello di Federico, si configurerebbe un’Augusta, peraltro ancora ricca di palazzi barocchi e graziosi palazzetti liberty, degna di riguadagnare lo “status” per la quale era stata fondata. La scelta della strada da seguire per gli augustani odierni, è già tracciata. Il restauro del Castello Svevo è l’inizio della rinascita di una città abbrutita da una industrializzazione selvaggia e da decenni di urbanistica di cattivo gusto. La mia speranza – conclude Giuseppe Brunetti Baldo – è che non venga persa questa occasione, che può essere l’ultima, per il Castello e per la città tutta”.

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